La Macchina da Scrivere


Era l’anno 1995. Le case ancora preda di venditori di enciclopedie d’arte e di cultura. Aveva ancora un senso; nelle mie zone la “diffusione della cultura eterea” arrivò molto molto dopo..
Era maggio.. la primavera sulla Majella era proprio bella; cinciallegre e oramai rarissimi cardellini si esaltavano l’un l’altro con canti e volteggi.
Era una mattina di domenica. La prima comunione. TramTram di parenti, collanine, anelli di rubini, braccialetti, agendine elettroniche in gran voga nei ’90… ed uno strano pacco. A portarlo una maestra che mi battezzò. Ora che ci penso, da lei sempre regali che non rimanevano buttati li; libri, sciarade, prismi strani..e questo pacco nero. Una Valigia.
Al massimo possedevo un commodore, ma non una stampante; possedevo carta e penna, ma non la forza di scrivere… era un’Olivetti rosso fuoco, nastro di 2 colori.. ma l’età era quella che era. Era uno strumento e niente di più. Non si ragionava con la mentalità corrosa da ingranaggi e “poesie” tecniche che solo l’uomo può creare.

C’è un soppalco nella cantina di destra. C’è una “vita” sommersa da polvere e teli da pittura. Era il 2009. Come possono essere rappresentati 14 anni di polvere? L’unica cosa rappresentabile, è la curiosità di quel pomeriggio invernale.. Quella scatola che rimanda alle primavere passate. Ed era ancora lì. Funzionante e questa volta con un obiettivo: farmi assaporare la gioia della lentezza, dell’errore.

A distanza di un anno, ogni volta che quel suono irriproducibile ed unico del batter tasto schiocca, la mente vola indietro nostalgica e manda impulsi al ME d’oggi dicendo: sei fortunato..

 

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Una risposta a “La Macchina da Scrivere

  1. Bella riscoperta.
    Io non ho nulla di particolare in cantina, purtroppo. Però posso sentirmi fortunato anch’io, perché riesco a capire il valore del passato, o almeno credo di saperlo riconoscere, questo valore.
    Quando rimetterò in piedi definitivamente il mio impianto stereo, rigorosamente vintage con piatto, te ne saprò dire di più.

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