La Prima Volta


La prima volta.. quante volte questa “frase” è stata inflazionata da pratiche sessuali e troppo spesso sovradimensionata, quasi divinizzata; quante volte si prova un senso di pudore nel dire “la prima volta” senza che, almeno una persona, sì, non alluda a quello.

Invece la mia prima volta è un raccoglitore di ricordi, un contenitore di odori ed emozioni che indiscutibilmente hanno formato ciò che sono.

Quasi sempre alla “prima volta”, nell’immediato, non si dà peso.. Chi è cosciente nell’attimo che quella potrebbe essere la persona per te o il tuo miglior amico? o quant’erano importanti quegli istanti?

Cadendo a vuoto nel limiti della memoria ricordo come attuali le prime passeggiate con mio nonno o mio fratello; ricordo che il paese era sempre lo stesso; l’unico segno di cambiamento era il contesto in cui si viveva.. c’erano i commercianti del corso, la gente che affollava le strade, il parco delle terme, le bevute alla fontanella, il paesaggio, che se non fosse per l’irruenza con cui il verde si fa spazio tra l’umanizzato, sarebbe stato identico per secoli..

La prima volta che seriamente si comprende la differenza tra le stagioni, osservandole da una finestra di una scuola, crea in noi delle sensazioni intime e delle preferenze; ho viva nella mente la finestra dell’aula di quando frequentavo la prima elementare; si affacciava quasi proiettandosi sul Monte Morrone e sull’ultimo scorcio del paese, come fosse una protuberanza preferenziale. Da lì osservavo i germogli degli alberi tutti disposti in schiera, e con estrema soddisfazione non aspettavo altro che spuntassero le foglie e godere appieno gli odori della nuova stagione di vita. E’ una pratica che tutt’ora accompagna le mie primavere.

La prima volta che per i vicoli di un paese cominci a capire di essere uno spirito libero, di avere delle idee, degli amici, avere 7 anni e avere la più fervida immaginazione, rimane impressa dentro. Vedevi i caratteri formarsi, le persone uscire da quelle voci di bambino, e a distanza di molti anni, vedere ironicamente, quei caratteri identici.

La prima volta in cui vedi comparire un’immagine latente su un foglio bianco, tra luci rosse e odore di chimici, è un qualcosa di tanto unico quanto naturale; ricordo anni percorsi a fotografare il corso di San Maurizio e gli altri vicoli del paese ad attendere ciò che inconsciamente sapevo, ma nella pratica no; l’attimo in cui quelle mura, quelle pietre ci regalassero emozioni e imprimessero la retina e il cervello ancor prima di una pellicola; e dietro quelle foto, seppur banalmente sempre le stesse, vi è celato un universo parallelo: odori di caminetto, odori e suoni di fiumi in piena, persone che ora non ci sono più, la mia crescita, lo scorrere del tempo…

Trovarsi in uno scantinato e sviluppare quegli istanti, e veder comparire quelle immagini.. un esplosione di percezioni sensoriali indescrivibili..è come se tutti quegli odori fossero stati impressi nella pellicola e farsi spazio tra la puzza dell’idrochinone e della polvere.

Non dimenticherò mai come tutto ciò si rivelato con la stampa della “porta delle nasse”; è stata una delle mie prime foto, ancora forse in maniera spontanea senza conoscere tempi di scatto o diaframmi. Mio padre in una camera oscura occupata mi mostra come districarmi tra chimici e carte, qualche nozione qua e la e subito a lavoro. Avevo dimenticato quando scattai quelle foto. Ancora nulla. Al momento dell’apparizione spuntarono in me non solo ricordi visivi, ma veri e propri stati d’animo legati a quel periodo che avevo assolutamente rimosso.

La prima volta, per me, matematicamente parlando, è un punto indefinito nell’istante della persona, ma che tende crescendo all’infinito, alimentando ricordi ed emozioni. O ancor più tangibilmente tutte le mie “prime volte” sono magneti che attraggono a se, razionalizzando e allo stesso tempo rendendo il tutto onirico, tutti i pezzettini della mia vita.

Immagine

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